Il Candidato. Intervista a Ludovico Bessegato

Cambio di tendenza per le webserie?

Per chi come noi è sempre attento all’evoluzione dell’intrattenimento web non ha potuto non accorgersi dell’inversione di tendenza delle webserie. Come era auspicabile i migliori prodotti e con esso l’entourage di creativi pian piano viene assorbita dalla tv, che di certo non è rimasta alla finestra facendosi sfuggire le potenzialità di prodotti che attirano un target più giovane e utilizza un linguaggio diverso dalle serie tradizionali. Tra questi prodotti c’è senza dubbio Il Candidato, presentato nel 2013 al Roma Fiction Fest, come un prodotto destinato al web, ma che ha trovato la sua collocazione a partire da settembre su Rai Tre dopo Ballarò.

il candidato

Il Candidato non è l’unico caso. A cavalcare l’onda mainstream c’è il Terzo segreto di Satira durante Piazza Pulita su La7 e i The Jackal durante Anno Uno sempre su La7.

Ma torniamo al “Il Candidato”.

La serie o webserie, il dettaglio della definizione è spesso equivocabile, riprende il format della serie francese “Hénaut Président!”e vede protagonista un impacciato e surreale Filippo Timi nei panni di Piero Zucca, aspirante candidato premier alla Presidenza del Consiglio. Zucca sarà circondato da uno spietato team (Lunetta Savino, Bebo Storti, Antonio Catania, Christian Ginepro, Marina Rocco, Flavio Furno) che a colpi di statistiche e ricerche di marketing cercherà di manipolare e allenare “il promettente” premier alla conquista di Palazzo Chigi. Spesso irriverente, satirica e provocatoria, la serie mette in risalto vizi e virtù della classe politica proponendo situazioni che per quanto possano apparire assurde a volte ci facciano pensare che siano reali. Il Candidato è sceneggiato da La Buoncostume (Carlo Bassetti, Fabrizio Luisi, Simone Laudiero, Pier Mauro Tamburini) e diretto da Ludovico Bessegato, di cui di seguito vi proponiamo l’intervista.

Ieri si è giunti al 15° episodio, come sempre ogni martedì alle 23.50 su Rai Tre, ma è possibile rivedere online tutta la serie. QUI

Che cosa fa de Il Candidato una webserie?

Ah non lo so! Secondo me nulla. Credo che alla parola webserie stia succedendo un po’ quello che è successo alla parola film. Continuiamo a chiamarli film, anche se non sono fatti più con la pellicola (in inglese film significa, appunto, pellicola). In questo senso traslato, allora che il Candidato sia una webserie perché è breve, perché ha un linguaggio diverso dalle serie tradizionali e perché è a basso budget.

Il format da cui è tratto il Candidato è la serie francese Henaut President e strizza un po’ l’occhio alle americane Park and Recreation e Veep, cosa puoi aggiungere a riguardo?

Beh, in realtà la serie francese è uscita molto prima delle due serie americane che giustamente citi. Dai francesi abbiamo ereditato il formato e lo stile di ripresa, nonché l’idea del candidato inadeguato circondato dai comunicatori senza scrupoli. Il resto è un po’ farina del mio sacco e degli sceneggiatori de La Buoncostume, con cui lavoro sempre.

Il Candidato è stato inserito durante la trasmissione Ballarò su Rai 3, ma anche altri prodotti web sono stati introdotti in programmi di approfondimento politico come il Terzo segreto di Satira durante Piazza Pulita su La7 e i The Jackal durante Anno Uno sempre su La7. Cosa ne pensi di questa tendenza?

Credo si tratti della fase due del fenomeno web serie. Dopo avere spopolato sul web noi autori della prima ondata siamo finalmente considerati anche dal media più ricco e importante in questo momento. Per ora il coinvolgimento è timido: puntate brevi, budget ridotti. Non vediamo tutti l’ora che parta la fase tre.

Il Candidato può essere considerato una delle più lunghe webserie proposte, 20 puntate per circa 5 min. Qual è al momento l’apprezzamento del pubblico televisivo e del web?

Ti dirò di più: dal 6 gennaio giriamo la seconda parte della serie, che arriverà così a 40 puntate! L’apprezzamento ci sembra buono. Viaggiamo su una media di un milione di spettatori a puntata, che a mezzanotte è davvero un ottimo risultato.

Non è la prima volta che la Cross Production investe su prodotti webseriali, basti ricordare Kubrick- Una serie porno e Una grande famiglia – 20 anni prima. Qual è la vostra scommessa su questi tipi di prodotti, nonostante continuino a conquistare pubblico ma ad attrarre esigui investimenti?

Beh a parte Kubrick, che ha una storia a parte, devo dire che gli investimenti nei nostri casi non sono stati così esigui. Sia il Candidato che 20 anni prima hanno avuto da parte della Rai dei budget dignitosi per il tipo di prodotto che sono. Questa è la strada di Cross Production: prodotti sperimentali, produttivamente più snelli, ma che non rinneghino mai quella vocazione industriale e di rispetto per il lavoro delle persone che in altri prodotti simili in genere viene in genere messa in deciso secondo piano.

Renata di Vito