“I ragazzi degli anni 90′” una webserie di Errico Buonanno

Un progetto nato nel 97' online dal 15 maggio sul portale online del Corriere della Sera: scopriamola con l'autore

i ragazzi degli anni 90'

Dal 15 maggio è online sul portale del Corriere della Sera la webserie “I ragazzi degli anni 90” un progetto ambizioso a cura di Errico Buonanno iniziato 20 anni fa durante l’ultimo anno del liceo e riadattato in pillole brevi, fruibili su internet, 20 anni dopo (con la collaborazione di Matteo Benedetti e Luca Mastrantonio). Non facciamoci illudere dal titolo non è un revival nostalgico sugli anni dell’adolescenza, ma un progetto nato dalla mente di un giovane 17enne degli anni 90’ che, ora trentacinquenne, ha rispolverato le sue vecchie cassette VHS e ne ha costituito un piccolo capolavoro. Ad oggi sono online i primi quattro episodi, la serie è costituita da 15 episodi che saranno messi online due volte a settimana.

Prima dei vlog, degli youtubers, dei social network e dei reality c’è un giovane ragazzo che inconsapevolmente 20 anni fa ha reso memorabile la sua adolescenza. I video oltre a farci vedere un’Italia che non c’è più, ci lasciano l’illusoria sensazione che siano stati girati da poco e che con qualche ignoto artificio siano giunti fino a noi.

Abbiamo avuto modo di parlare con Errico e di porgli delle domande, la curiosità era troppa e forse anche la nostalgia.

Errico Buonanno 1997: I ragazzi degli anni 90'

Che cos’è “I ragazzi degli anni 90’” una webserie, un reality o un web docu?

“Queste sono tutte definizioni che noi possiamo dare a posteriori. In realtà, all’epoca non sapevo cosa sarebbero diventati i miei filmini. Ti spiego: una prima parte del progetto è nata nel 1997, quando ero all’ultimo anno del liceo e decisi di rendere indelebili i miei ricordi girando un filmato non sulla mia vita privata, ma sul mio mondo, sulle mode e sui costumi e su tutto quello che sarebbe accaduto durante il mio ultimo anno di liceo. La seconda parte, invece, è stata montata e post-prodotta in pillole brevi per essere trasmessa su internet ben diciassette anni dopo.”

“Il mio non è un documentario nostalgico su come si stava bene negli anni 90’, ma una testimonianza di un mondo con tutte le sue contraddizioni e in relazione con un determinato ambiente. Essendo video reali, non potevo che raccontare i miei anni 90’, se avessi voluto parlare degli anni 90’ in generale, sarei dovuto ricorrere alle macchiette e agli stereotipi”.

Lo stesso autore definisce il suo progetto una follia, perché è nato da un sentimento che non era solo suo ma contingente: la fine del liceo, l’inizio dell’università e si avvertiva un senso di passaggio di epoche.

L’intento del progetto di Errico è chiaro, non vuole esaltare gli anni 90’ stereotipandoli, ma vuole osservarli e creare un pretesto di analisi e di riflessione, perché è proprio da quegli anni che ci trasciniamo il retaggio politico ed economico della nostra attuale condizione.

“Gli anni novanta erano un’epoca in cui stavano cambiando tante cose, partivamo da una grande crisi generale, stava nascendo l’Italia di oggi e avevamo tutti la necessità di capire cosa stesse accadendo.”

L’autore ci spiega come ha preso vita il progetto: “La prima parte la girai all’epoca e dopo che ebbi finito, misi tutto in una busta in fondo ad un armadio. Perché adesso? Banalmente mi è tornata in mente quella vecchia busta la scorsa estate mentre stavo ascoltando i Blur e mi sono reso conto che ormai quei filmini non erano più dei ricordi, ma erano diventati una testimonianza storica. Oggi ci portiamo appresso gli anni 90’ per farci i conti e proprio per questo motivo che mi è venuto in mente di riprendere quel progetto che non poteva essere un grande documentario o un colossal come speravo nella mia follia di adolescente.”

Perché proprio una webserie? “Paradossalmente – ci spiega Errico – con quel mondo dell’adolescenza ci sono rimasto in contatto solo tramite internet, la nostalgia in questi anni ha viaggiato spesso sui social network in cui ci scambiavamo reperti dell’epoca, fotografie e mantenevamo i contatti con i vecchi compagni di scuola, quindi, ho pensato che il modo più giusto per condividere le immagini dell’epoca sarebbe stato utilizzare questo mezzo, anche se vorrei che non fosse l’unico.”

È evidente che il target di riferimento è quello dei 30/40enni: “E’ quello più immediato, quel pubblico lì avrà l’emozione di potersi rivedere nella “novità”, in quegli anni non c’erano gli smartphone ed erano in pochi ad avere la telecamera e chi le aveva di certo non poteva condividere le proprie esperienze. Il risultato è che il 90% di quella generazione i ricordi li ha in testa e la possibilità di rivedere, certi maglioni grossi, certe montature d’occhiali, creano una forte emozione che deriva dal fatto che in molti pensavamo di averle perse nel cassetto dei ricordi”.

E i compagni di classe come l’hanno presa? “In questo momento – ci spiega Errico- è in corso proprio un dibattito tra i vecchi compagni, questo era il mio intento che annega nella nostalgia più fitta e che descrive quello che eravamo, anche con una certa retorica, il mondo del mio liceo.”

Il Tasso di Roma fa da cornice ai racconti di Errico, un liceo che ha avuto tra i suoi studenti Moravia,  Andreotti, Gassman, Veltroni e tanti altri. Un liceo politicizzato scenario di numerose notizie di cronaca, un liceo di sinistra per chi possiede la villa ai Parioli, come ricorda Errico in uno dei suoi video. “Dopo il diploma non l’ho più frequentato spesso, ma so che non è più il Tasso sessantottino. All’epoca era una scuola politicizzata e davanti al crollo delle ideologie, le reazioni potevano essere diverse e ci si attaccava ad un’idea reiterata con determinati modelli che appartenevano più che altro alla generazione precedente. Quando finisce un secolo o ti senti figlio di quel secolo o ne ricalchi un po’ i modelli, questo era anche un modo per interessarci del presente. L’amore per il Tasso fa arrabbiare anche molti tassinari perché molti l’hanno trovata una scuola orrenda e non sopportano il suo culto. Non so se in realtà c’è il culto della scuola in sé e per sé, o il culto della giovinezza; è facile essere nostalgici dei luoghi nei quali si sono trascorsi i momenti della propria gioventù.”

Alla domanda cosa raccomanderesti all’Enrico di ieri con l’esperienza di oggi? L’autore risponde: “Sono stato talmente felice durante i miei 18 anni che avrei pochi consigli da dare a quel ragazzo. Forse ho ritirato fuori quel materiale per farmi dare qualche consiglio da lui e per ritrovare anche lo spirito dei progetti folli, sapendo che poi li avrei potuti riutilizzare 20 anni dopo.

ragazzi anni 90'L’hastag #ragazzianni90’ lanciato su twitter ha subito raggiunto il trend topic, cosa ne pensi?

“Credo di aver colmato una lacuna e di aver donato immagini che non esistevano, gli anni 90’ sono stati un decennio così indefinibile che ha bisogno di uno sforzo particolare per essere delimitato in modo definitivo, perché sono stati l’adolescenza del paese attuale. Ho notato che c’è tanto movimento forse perché è arrivato il momento di chiarire cosa abbiamo vissuto in quello strano decennio.”

Prima puntata: Scuola

Seconda puntata: Noi e la politica

Terza puntata: Dentro al corteo

Quarta puntata: Assemblee, sobillatori e partite a cartela stagione dell’”okkupazione”